sabato 19 giugno 2010

Occhi sul tetto

OCCHI SUL TETTO


Occhi sul tetto, tra le tegole vellutate di muschio antico, scivolano dentro le grondaie, si soffermano sulle foglie e la melma stagnante, che fa straripare l’acqua di pioggia trascorsa, a tratti e a gocce sulle teste di probabili passanti.
Giù, per quel breve e ripido pendio appena sotto la sua finestra, Vincent si lanciava ormai volentieri, viaggiando assorto con il naso schiacciato sopra i vetri unti dell’abbaino.
Tela e colori oziano da giorni in un angolo, gridando vendetta i pennelli sozzi e rinseccoliti; l’odore penetrante di trementina s’infila dentro le crepe dell’intonaco cadente, mentre la biacca, spolverizzata ovunque, ha innevato perfino la cassetta del gatto, immonda già per suo conto. E in giro tubi di colore ricurvi, ributtanti olio e pasta giallastra, finita talvolta nelle tazzine sporche di caffè, che ornano, come soprammobili, l’arredo scarno e polveroso.
Un miagolio, insistente e irritante, risveglia la coscienza addormentata di Vincent. Si volta pigro e guarda Napoleon, la belva spelacchiata, con occhi pietosi.
“Caro, smettila”.
Napoleon non demorde, con un guizzo rapido salta sulla schiena del suo padrone e si lascia scivolare con le unghie ben infilate nella camicia, lungo il dorso molliccio e convesso.
Un grido sovrumano.
Vincent balza dal suo sgabello e finisce bocconi sul pavimento impiastrato.
Si solleva a fatica, sentendo di avere il volto bianco come un clown; pieno di rabbia afferra il gatto per la collottola e lo lancia con impazienza fuori dalla finestra.
Napoleon lo guarda dal tetto, chiedendosi perché per un tozzo di pane bisogna ridursi a un feroce litigio, che lui, giura, non voleva.
Più seccato che malinconico passeggia sui coppi vellutati. E’ un piacere accarezzare il muschio che gli ricorda il tappeto prezioso di Madame Girardot, nel salotto del palazzo di fronte.
A passi di danza, sinuoso e accattivante, Napoleon si abbandona a movenze lente e ritmate...
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